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lunedì 27 aprile 2026

Pirichittus Prenus


 





Mi sono resa conto che sono passati diversi mesi dal mio ultimo post, ma ormai mi sono abituata a questo ritmo lento, prediligendo la qualità dei post alla quantità. Il dolce di oggi fa parte della tradizione sarda, ed è tipico della zona di Cagliari. E' sicuramente uno dei più semplici ma non per questo(ve l'assicuro) meno delizioso degli altri. In Sardegna esistono due versioni di Pirichittus: prenusu(pieni) che sono quelli che vi presento oggi, e de bentu(di vento) vuoti all'interno, una sorta di grandi bignè ricoperti da una glassa di zucchero cotto a "mesu puntu", trovate i miei qui. I Pirichittus prenusu sono appunto pieni all'interno e vengono ricoperti sempre con la stessa glassa di zucchero che li rende friabili ma morbidi all'interno. Il profumo di limone caratterizza questi piccoli e deliziosi dolci che non mancano mai nelle cerimonie più importanti come battesimi e matrimoni. E' usanza che vengano creati in formato mignon e fatti benedire per la festività di san Biagio. Per questa ricetta ringrazio la signora Silvana Casanova del gruppo Dolci di Sardegna. La ricetta:

INGREDIENTI:
  • 500 g di farina "00"
  • 1 bustina di lievito chimico in polvere
  • la scorza di un limone grattugiato
  • 5 tuorli e 1 uovo intero
  • 1 pizzico di sale fino
  • 25 g di zucchero semolato
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 1/2 bicchiere di olio di semi
  • un bicchierino da liquore di acquavite( io non l'ho aggiunta)
PER LA GLASSA
  • 500 g di zucchero
  • 1/2 bicchiere d'acqua
  • la scorza di un limone grattugiata
PROCEDIMENTO:
  1. Setacciare la farina con il lievito e il sale e versarla in una terrina, aggiungere lo zucchero e con una frusta mischiare le polveri.
  2. In un altra terrina rompere le uova e versare i tuorli più l'uovo intero, aggiungere il latte e l'olio di semi, se volete il liquore e la scorza del limone grattugiata.
  3. Miscelare bene tra di loro gli ingredienti liquidi e versarli sulla farina.
  4. Impastare a mano, formare una palla e far riposare coperta per circa 30 minuti.
  5. Riprendere l'impasto e tagliare dei piccoli pezzi, io ho fatto pezzi da 20 g, ma si possono fare da 30 o 50g.
  6. Con i pezzi formare delle palline e metterle sulla leccarda del forno rivestita di carta forno.
  7. Infornare in forno preriscaldato a 170°C ventilato o 180°C statico fino a che saranno di un bel color dorato.
  8. Preparate la glassa mettendo in una pentola capiente e dal fondo pesante lo zucchero e l'acqua, portate alla temperatura di 116°C o fino allo stadi della piccola bolla, versateci la scorza del limone grattugiata e i pirichittus, rigirateli nello sciroppo con un cucchiaio di legno o una spatola in silicone, facendo in modo che siano tutti ricoperti, la glassa deve formare una patina bianca.
  9. Togliete i pirichittus dal tegame e fateli raffreddare su carta forno.


Dedicati alla mia Pirichitta, la più bella amore della mia vita <3

Dedicati anche a te piccolo Coffee, compagno discreto per 19 anni, sei stato con me sempre, nel sole e nelle tempeste,  resterai per sempre nel mio cuore <3

giovedì 4 dicembre 2014

Pastissus

 

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Nelle foto sopra i pastissus fatti al corso della scuola civica dolciaria di Quartu Sant’ Elena (CA)

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Nelle foto sopra i pastissus fatti a casa

 

Ancora un dolce sardo e tipico di Quaru Sant’Elena, anche questo delizioso e candido come i candelaus. Si tratta ancora una volta di un dolce che racchiude un ripieno di mandorle e uova, molto simile a un pandispagna arricchito di cedro e un pizzico di cannella. Il cestino è fatto con un impasto di semola zucchero e strutto, dopo aver cotto il dolce si spennella con due mani di sciroppo di zucchero, infine si decora con glassa reale, perline argentate e foglia oro alimentare. Ho partecipato a questo corso a fine settembre e la settimana scorsa sono riuscita a rifare questi dolci a casa. Sono rimasta molto soddisfatta, e sicuramente li rifarò in futuro magari per Natale. Per fare i pastissus ( che in lingua sarda significa pasticcini) vi occorrerà un po’ di pazienza, ma il risultato vi appagherà sicuramente. Ed ora la ricetta:

Per prima cosa vi dovrete procurare degli stampini del tipo per tartellette, rotondi, a forma di rombo o anche di forma quadrata.

INGREDIENTI  PER LA SFOGLIA DEL CESTINO:

  • 1 kg di semola di grano duro
  • 60 g di zucchero semolato
  • 60 g di strutto
  • acqua q b
  • strutto per ungere gli stampini

INGREDIENTI PER L’ IMPASTO INTERNO:

  • 1 kg di mandorle tritate
  • 20 uova intere freschissime
  • 750 g di zucchero semolato
  • 1 limone-la buccia grattugiata
  • 100 g di cedro candito
  • 1 cucchiaino raso di cannella

PER LA GLASSA – SCIROPPO DI ZUCCHERO:

  • 1 kg di zucchero semolato
  • acqua di fiori d’arancio
  • acqua

PROCEDIMENTO:

PER LA SFOGLIA:

In una terrina versare la semola, lo zucchero, lo strutto aggiungere acqua quanto basta ad ottenere un impasto liscio. Coprire con pellicola trasparente da cucina e lasciare riposare 15 minuti. Ungere gli stampini con lo strutto. Con la macchina per la pasta tirare una sfoglia abbastanza sottile, tagliare la sfoglia in quadrati e foderare gli stampini, stando molto attenti a non formare bolle d’aria tra la sfoglia e lo stampino.

PER L’IMPASTO INTERNO:

Versare le uova e lo zucchero nell’impastatrice munita di gancio a frusta, frullare fino ad ottenere un impasto denso, aggiungere molto lentamente le mandorle, quindi il cedro e la cannella. Versare l’impasto così ottenuto negli stampini precedentemente foderati con la sfoglia, avendo cura di non riempirli troppo, l’impasto interno durante la cottura si gonfierà. infornare in forno precedentemente riscaldato a 180°C per circa 30 minuti. Una volta cotti, sfornare e lasciare intiepidire i pastissus, quindi sformarli e farli raffreddare completamente. Preparare uno sciroppo di zucchero come spiegato qui. Spennellare con lo sciroppo la superficie dei pastissus, lasciare asciugare. Spennellare il cestino lungo il perimetro e alla base, poggiare ad asciugare su carta forno. Ripetere l’operazione una seconda volta sia in superficie che lungo i lati e la base dei pastissus, lasciare asciugare tra una mano e l’altra di sciroppo di zucchero. Una volta asciutti decorare con glassa reale,decorare con perline argentate e foglia oro alimentare. Buon appetito!

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Annalisa

lunedì 1 dicembre 2014

Moddizzosu di Dorgali ( Nu)

 

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Questo delizioso pane sardo viene prodotto nello splendido paese di Dorgali. Dorgali è situato nella zona centro-orientale della Sardegna, e mentre la zona interna ci offre splendidi panorami montani, le sue spiagge sono davvero incantevoli e la vista si perde nel blu cristallino delle sue acque. Il pane in questione è uno dei tanti prodotti in questa zona, e sono tutti davvero deliziosi. Il suo impasto fatto con sola semola di grano duro è arricchito dalle patate, mentre la sua forma ci ricorda la “pita”. La ricetta di questo pane l’ho trovata su Cookaround ed esattamente qui. La ricetta è spiegata davvero bene, io la prima volta ho dimezzato le dosi e per cuocere il pane ho usato la pietra refrattaria avendo l’accortezza di scaldarla molto bene prima di infornare. Temperatura del forno 240°C. Buon appetito!

Annalisa

martedì 25 novembre 2014

Candelaus

 

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Nelle foto sopra i Candelaus fatti al corso della scuola civica dolciaria di Quartu Sant’Elena ( Ca)

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Nelle 4 foto sopra i Candelaus fatti a casa

Un altro dolce tipico di Quartu Sant’Elena, sono i Candelaus. Un dolce elegantissimo e delicato, uno dei più belli tra i dolci sardi, una bomboniera io direi. Ho partecipato a questo corso circa un mese fa e ne sono rimasta entusiasta. I Candelaus sono dei dolci che non si possono certo preparare all’ultimo momento,  la loro lavorazione richiede infatti diversi giorni. Prima si prepara la pasta reale, si formano le scodelline, si fanno asciugare per 2 giorni, si cuociono e poi si spennellano con lo sciroppo di zucchero. Poi c’è la fase della cottura del ripieno composto da mandorle sfogliate, zucchero e aromi vari. Dopo ciò si procede alla spennellatura con lo sciroppo di zucchero. Un lavoro davvero certosino che le maestre dolciarie eseguono da anni con grande maestria, delle vere artiste! Prima di lasciarvi la ricetta, vorrei che questo dolce così candido, oggi rappresentasse il mio nastro bianco per la Giornata Mondiale Contro La Violenza Sulle Donne, spero davvero in un mondo migliore dove non esista più nessuna forma di violenza; sia fisica che psicologica. Ed ecco la ricetta per quanti di voi si vorranno cimentare:

INGREDIENTI PER I CONTENITORI IN PASTA REALE:

  • 1 kg di mandorle tritate
  • 500 g di zucchero semolato
  • 1 cucchiaino da tea di estratto di vaniglia o pasta di vaniglia
  • 3 bicchieri di acqua 
  • farina per asciugare le dita durante la foggiatura

INGREDIENTI PER IL RIPIENO O FARCIA:

  • 1,200 kg di zucchero semolato
  • 1 kg di mandorle sfogliate 
  • 250 ml di acqua (una scodella)
  • 1 bicchiere di acqua di fiori d’arancio
  • 1 limone non trattato, la scorza grattugiata

 

Per lo sciroppo di zucchero ( per spennellare):

  • 1 kg di zucchero
  • 600 ml di acqua

PROCEDIMENTO PER I CONTENITORI IN PASTA REALE ( SCODELLINE)

  1. Versare lo zucchero in un tegame antiaderente, aggiungere l’ acqua e cuocere fino a raggiungere i 118°C- 120°C ( sciroppo a zucchero filato- zucchero a mesu puntu)
  2. Aggiungere la vaniglia alle mandorle tritate finissime ( scartare eventuali pezzi più grossi) e versarle nello zucchero. Togliere dal fuoco.
  3. Mescolare finché il composto è ben amalgamato e non troppo asciutto, lasciar raffreddare il tutto.
  4. Una volta raffreddato l’impasto, prenderne una piccola quantità ( una piccola noce) formare una pallina, e con l’aiuto di poca farina formare le scodelline. Questo è un lavoro molto delicato e di pazienza, perché molte volte la sfoglia si rompe, soprattutto se ci sono pezzi di mandorla più grossi, per questo è importante che la macinatura sia molto fine.
  5. Lasciare asciugare le scodelline almeno due giorni. Una volta asciutte passarle in forno a 100°C-120°C fino a che non saranno dorate, attenzione a non bruciarle.
  6. In questo corso oltre ad aver preparato i Candelaus, abbiamo preparato anche delle scodelline che poi abbiamo portato a casa da finire.

Procedimento per la glassa:

Preparate uno sciroppo di zucchero come spiegato qui. Spennellate le scodelline due volte nella parte esterna, lasciando asciugare tra una mano e l’altra,( ma se lo sciroppo è al giusto punto di cottura dovrà asciugare subito e formare la patina bianca), e una volta nella parte interna.

PROCEDIMENTO PER IL RIPIENO O FARCIA:

  1. Versare lo zucchero occorrente in un tegame antiaderente, aggiungere l’acqua e l’acqua di fiori d’arancio, preparare uno sciroppo di zucchero 118°C-120°C.
  2. Aggiungere le mandorle sfogliate poco per volta, e cuocere fino a che le mandorle saranno morbide. Il composto deve risultare semiliquido e lucido. Aggiungere la scorza grattugiata del limone e lasciar raffreddare.
  3. Una volta raffreddato il composto riempire le scodelline senza eccedere facendo attenzione a non “sbordare” e che la superficie sia regolare.
  4. Lasciate riposare qualche ora e quindi procedete alla spennellatura della superficie con sciroppo di zucchero, ne occorrono due mani: la prima abbondante serve a formare il “tappo” la seconda a lucidare.
  5. Adesso i Candelaus sono pronti per essere decorati con la glassa reale e se si vuole per un decoro più prezioso e tradizionale con la foglia oro alimentare.

Buon appetito e buon divertimento ai più coraggiosi, only the brave ones!

Annalisa

lunedì 11 marzo 2013

Spaghetti alla polpa di ricci di mare

 

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Qualche giorno fa, ho avuto la fortuna di ricevere in regalo della deliziosa e freschissima polpa di ricci di mare. Così non ci ho pensato neanche un momento e ho preparato subito questi deliziosi spaghetti. Gli spaghetti alla polpa di ricci di mare, qui a Cagliari è un piatto tipico e lo potrete gustare (nonostante la sua semplicità) nei migliori ristoranti. Un piatto semplice  che racchiude il sapore e il profumo del mare, per farlo vi occorrerà:

Ingredienti per 4 persone

  • 400 g di spaghetti abbastanza grossi o linguine
  • polpa di ricci ( non so la quantità ho fatto a occhio)
  • 4 cucchiai da tavola di olio extravergine di oliva
  • peperoncino macinato grossolanamente
  • 1 spicchio di aglio
  • prezzemolo

Il piatto è di una semplicità unica. Mettete una capiente pentola d’acqua sul fuoco, quando giunge a ebollizione salatela e versateci gli spaghetti nella quantità desiderata. In una padella versate l’olio e fateci imbiondire l’aglio tagliato a metà. Aggiungete il peperoncino e fate insaporire bene per alcuni minuti, togliete l’aglio. Appena la pasta avrà terminato la cottura, scolatela tenendo da parte almeno un bicchiere di acqua di cottura. Versate subito la pasta nella padella con il soffritto, saltatela bene, spegnete il fuoco e aggiungete la polpa di ricci. Aggiungete un po’ di acqua di cottura in modo che tutto si amalgami ben bene formando una sorta di crema. Servite subito gli spaghetti cosparsi con una manciata di prezzemolo tritato.Buon appetito!

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Annalisa

domenica 30 ottobre 2011

Culurgiones all’Ogliastrina

 

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Con un po’ di ritardo rispetto alla mia solita tabella di marcia, torno a postare oggi con una tipica ricetta sarda i “culurgiones all’ ogliastrina”. Pensate che la loro “chiusura” era per me sconosciuta fino a poco tempo fa, tant’è vero che mi “arrangiavo” chiudendoli come dei calzoni. Ho proseguito così per anni, praticamente da quando appena adolescente avevo imparato a farli, poi un giorno mi sono imposta d’imparare e un po’ da alcune signore e un po’ da youtube ho imparato la tecnica, che col  senno di poi, devo ammettere è molto semplice! Facile direte voi… basta saperlo fare! Ad ogni modo, i culurgiones sono un piatto tipico che veniva cucinato in Sardegna per la ricorrenza di Ognissanti, ma che ora si cucina praticamente per ogni occasione. Un piatto delizioso, che può essere considerato come piatto unico, per farli vi occorrerà:

Per l’impasto:

  • 300 g di semola rimacinata di grano duro
  • 200 g di farina bianca “00”
  • 3 uova freschissime
  • acqua qb

Per il ripieno:

  • 500-600 g di patate
  • una decina o più di foglioline di menta fresca
  • 2 spicchi di aglio
  • 300 g di pecorino stagionato o se lo preferite diversi tipi di pecorino e un po’ di parmigiano
  • circa mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva

Preparate la pasta mettendo le due farine in una terrina, praticate un foro al centro rompeteci dentro le uova, sbattetele e aggiungendo acqua tiepida incominciate a impastare. Trasferite la pasta su di un piano infarinato, e lavoratela tirandola ripetutamente fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Rimettete la palla di pasta dentro la terrina e copritela. Lasciatela riposare da mezz’ora a un’ora. Dedicatevi ora alla preparazione del ripieno, sbucciate le patate precedentemente lessate, schiacciatele ancora calde con lo schiacciapatate, e lasciatele cadere dentro una terrina. Pulite l’aglio, dividetelo a metà e mettetelo dentro un pentolino assieme all’olio extravergine di oliva. Ponetelo sul fuoco fino a quando l’aglio si sarà imbiondito, attenzione a non farlo bruciare renderebbe sgradevole il sapore dell’olio! Togliete l’aglio, e versate l’olio sulle patate schiacciate, aggiungete il formaggio e le foglioline di menta tritate finemente. Amalgamate tutto per bene, e tenete da parte fino a che il tutto sarà completamente raffreddato. Riprendete ora la pasta, dividetela in pezzi, e con la macchina per la pasta tirate una sfoglia abbastanza sottile ma non troppo, ricavate da questa sfoglia dei dischi di circa 10 cm di diametro. Prendete il disco poggiandolo sul palmo della mano, mettete un cucchiaino abbondante di ripieno nel centro e procedete alla chiusura. Per quest’ultima vi rimando a youtube, dovete solo cercare “come chiudere i culurgiones”. Io adoro portare in tavola i culurgiones con una semplice salsa di pomodori freschi e una spolverata abbondante di pecorino sardo. Buon appetito!

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Annalisa

venerdì 9 settembre 2011

Gueffus incappaus

 

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Quest’ anno in occasione della visita di mia sorella che vive a Milano, ho voluto creare assieme ad altri dolci tipici sardi, questi deliziosi dolcetti, sardi anche loro naturalmente, denominati “gueffus incappausu”. La ricetta è molto semplice ed è a base di mandorle, la copertura invece è una glassa reale. Per fare questi dolcetti vi occorreranno:

Per i gueffus

  • 1 kg di zucchero
  • 1 kg di mandorle sgusciate e pelate
  • la scorza di 1 limone non trattato
  • mezzo bicchierino di acquavite
  • acqua
  • aroma di fiori d’ arancio

Per la glassa reale

  • 1 albume
  • zucchero a velo q.b

Pelate le mandorle tuffandole in acqua calda per qualche minuto, dopodiché fatele asciugare bene su di un canovaccio pulito, una volta asciutte tritatele finemente. Grattugiate la scorza del limone e tenete da parte. Mettete in un tegame dal fondo pesante lo zucchero con poca acqua e fatelo sciogliere a fuoco moderato, aggiungete le mandorle, la scorza del limone, il liquore, e l’ aroma di fiori d’ arancio. Mescolate con un cucchiaio di legno il tanto che basta per amalgamare perfettamente tutti gli ingredienti. Togliete dal fuoco e bagnandovi le mani in un po’ di acquavite, formate delle palline grandi più o meno come una noce. Sistemate le palline in pirottini di carta e preparate la glassa, mettete l’ albume in una terrina e aggiungete mescolando continuamente lo zucchero a velo, continuate così fino a quando la vostra glassa non raggiungerà la consistenza desiderata, io non ho delle dosi precise anche perché gli albumi possono essere più o meno grandi, e perciò assorbire più o meno zucchero. Una volta pronta la glassa distribuitela sopra i gueffus e guarniteli con palline colorate seguendo la vostra fantasia, eseguite questa operazione velocemente perché la glassa all’ aria asciuga subito! Buon appetito!

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Annalisa

venerdì 26 agosto 2011

Il mio corso di dolci sardi… Gattò Quartese di mandorle e bianchini




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Google translator translates "gattò" ( sardinian word which comes from the french "gateau") with "cat"... I hope none of my readers has thought that the making of this cake involves a cat! This cake is just an almond brittle, so all you'll need is sugar and almonds... no cats :)

Mercoledì ho avuto la fortuna di partecipare a un corso di dolci sardi, quando ho pensato di postare la mia “creazione” ho realizzato quanto sono fortunata a vivere in quest’ isola. Mi rendo conto anche che forse non ho mai parlato abbastanza della sua cultura e delle sue tradizioni, e in particolare della tradizione dolciaria della mia città: Quartu Sant’ Elena. Quartu Sant’Elena vanta un’ antichissima tradizione dolciaria,e in questo corso io ho avuto la fortuna di poter realizzare, con l’ aiuto di due abili insegnanti un dolce tipico il "gattò (croccante) di mandorle” ( dal francese gateau) che nelle foto sopra vedete realizzato a forma di cestino. Ma nella mia città in occasioni importanti vengono creati con il gattò dei veri e propri monumenti, opere d’arte di inestimabile valore, interamente create a mano, “ricamate” con pasta di zucchero e ornate con fiori di zucchero fatti a mano uno per uno. In questo corso io sono stata affiancata da due delle poche persone che ancora oggi mandano avanti questa tradizione. Se volete vedere questi splendidi capolavori andate qui (potete ingrandire la foto, cliccandoci sopra). Il gattò è un dolce formato da zucchero sciolto sul fuoco con aggiunta di mandorle, una volta pronto si lavora dandogli la forma voluta e facendo attenzione perché il gattò (croccante) è bollente. Una volta raffreddata la propria creazione si spennella con uno sciroppo di zucchero, tante volte fino a formare la patina bianca che vedete, poi si prepara una glassa reale,  si “ricama” e si aggiungono i fiori. A dire la verità, l’ho fatta molto breve anche perché sono profana in materia, ma vi assicuro che oltre ad essere un lavoro abbastanza complicato, creare un gattò è molto faticoso. L’ altro dolce che abbiamo preparato sono i "bianchini”. Una meringa arricchita con mandorle tagliate “a foglia” e tostate, deliziosi, si preparano per matrimoni, battesimi e altre occasioni importanti. E’ stata una bella esperienza questo corso e oltre ad aver cercato di apprendere il più possibile sui dolci, ho imparato tante cose sulla cultura e sulle tradizioni della mia città. Spero di aver trasmesso con questo post anche a voi le stesse emozioni che ho provato io.
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Annalisa

lunedì 27 dicembre 2010

Malloreddus alla campidanese




Ciao a tutti i miei carissimi lettori, eccomi di nuovo qua dopo una lunga assenza! Mi scuso per questo e mi sono ripromessa che con il nuovo anno anche il blog riceverà più attenzioni. Il motivo di questa assenza è dovuto in parte a quest'ultimo periodo natalizio pieno di impegni, e in parte alla mia dieta ipocalorica. Ora che ho imparato a scindere il cucinare per gli altri dalla mia dieta, ho deciso di tornare a postare regolarmente i miei piatti senza troppe "sofferenze".
Per questo sono tornata con un piatto sardo per eccellenza: i malloreddus alla campidanese!
Per questo piatto vi occorreranno i classici "malloreddus", ma potete fare lo stesso con gli gnocchetti sardi in commercio.
Ingredienti:
  • 500 g di "malloreddus"
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • mezza cipolla tritata finemente
  • 500 g di salsiccia sarda con semi di finocchio
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 confezione di pomodori pelati o di salsa fresca
  • sale 
  • pecorino grattugiato
In un tegame dal fondo spesso, scaldate l'olio extravergine di oliva, aggiungete la cipolla finemente tritata e fatela imbiondire. A questo punto aggiungete la salsiccia spellata e tagliata grossolanamente, fatela rosolare per bene, alzate la fiamma e aggiungete il bicchiere di vino bianco facendolo sfumare. Ora aggiungete i pelati precedentemente passati, aggiustate di sale, se volete di pepe, e fate cuocere a fuoco lento.
Cuocete i malloreddus in abbondante acqua salata e conditeli con il sugo di salsiccia, impiattate e servite con una spolverata di pecorino grattugiato.
Buon appetito!

sabato 1 maggio 2010

1st May, Sant'Efisio/St.Ephysius- Cagliari

Happy May Day to everyone!
1st of May is a very important day in Cagliari. It is the day in which we celebrate the festival of St.Ephysius, the patron saint of Sardinia and Pisa, a Tuscany city.
Nothing much is known about his life, apart from his birth place, Antiochia(Turkey) and his martyrdom place, Nora (Sardinia) in the year 303 A.C., under Gaius Aurelius Valerius Diocletianus empire. He eventually fighted with the emperor's troups and persecuted Christians, but after a telltale sign - he saw a cross in the sky and heard a voice blaming him for his persecutions- he decided to convert to Christian religion. He is important in Sardinia, particuarly in Cagliari for different reasons: the main reason why he is celebrated with such a huge festival and religious event is that Sardinians asked him to rescue them from pestilence in 1656, May 1st.
The second reason why he is celebrated on another day,the Angelus Monday, is due to the pray Sardinians did to St. Ephysius in order to be released from French revolutionaries in 1793.
The biggest event is the one of the 1st May, and it's been celebrated for over 350 years. Every year many tourists come to see this beautiful festival which is truly breath taking, it is also one of the biggest Mediterranean festivals, because it involves the biggest number of towns which parade showing off their beautiful traditional clothes.Everyone takes part in it, from men to women, young to old people. It is a joyful, religious and cultural event that everyone should really see once in his/her life. So I thought I could show you some pitcures of it, the pictures are not mine this time, cos I haven't gone there this year, but I have taken them from the web, from the website "blog del sole"(a wonderful photo-blog, by the way!)
The Saint.




Hope you liked how Cagliari celebrates the 1st day of May!